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 L'Opera dell'uomo > Museo della Carta e della Filigrana > Il viaggio storico della carta

Le Origini

Il viaggio storico della carta dall'Oriente all'EuropaUna delle prime descrizioni in lingua italiana sull'abilità dei Cinesi di fabbricare la carta è fornita da Marco Polo in un passo del suo Milione. Egli accenna alla materia con cui viene fabbricata la carta valori riferendosi alla particolare qualità di fibra vegetale impiegata in quei tempi: paglia di tè o di riso, canna di bambù e stracci di canapa. Si narra che gli imperatori Cinesi abbiano mantenuto, per lungo tempo, gelosamente segrete queste tecniche di lavorazione, le quali solo nel VII secolo si diffondono, prima in Corea poi in Giappone ed, infine, vengono praticate anche nell'Asia centrale a Samarcanda, dove si vuole che gli Arabi le apprendano dagli stessi Cinesi per introdurle nei paesi del Medio Oriente e dell'area mediterranea. La carta così è arrivata a Fabriano e in tutta Europa. E' ormai certo che sono gli Arabi i primitivi maestri dei cartai Fabrianesi e che il lino e la canapa sono le stesse materie prime usate a Fabriano per fabbricare carta. Le tecniche innovatrici introdotte e perfezionate dai Fabrianesi influiscono in modo determinante sulla resistenza al tempo e agli agenti patogeni e sulla qualità della carta, che diviene gradatamente la materia scrittoria più diffusa e più conveniente perchè meno costosa della pergamena e degli altri materiali usati prima della sua invenzione. Con la nuova tecnica dei caratteri mobili per la stampa la carta, nella seconda metà del XV secolo, assume il ruolo di strumento e di veicolo insostituibile per la diffusione della cultura e della informazione. Grazie alle innovazioni apportate dai maestri cartai Fabrianesi, la carta si afferma come l'unica materia, la più leggera e delicata ma anche la più tenace e funzionale, a cui l'uomo affida la parola scritta per comunicare e tramandare il suo pensiero e le opere del suo ingegno.

La Signoria dei Chiavelli

Dal 1378 al 1435 si afferma la Signoria dei Chiavelli, antichi feudatari del contado assoggettati a Fabriano durante la formazione del libero Comune. A dare stabilità egemonica alla sua potente famiglia è Guido Napoletano, che conquista il governo della città dopo aver esautorato il potere economico e politico delle arti. Il suo inserimento nel mondo imprenditoriale e finanziario passa attraverso il controllo delle attività manifatturiere locali e quindi anche della produzione e del commercio della carta, attività esercitate prevalentemente dalla borghesia artigiana e mercantile. Infatti i sicuri profitti che si ricavano dall’arte cartaria inducono i Chiavelli ad incrementare lo sviluppo con l’acquisto di gualchiere, che rilevano da piccoli imprenditori eliminati dalla concorrenza, e a dar vita a società commerciali alle quali partecipano con l’impiego di ingenti capitali. Un atto sottoscritto dai Chiavelli  (Biblioteca Comunale di Fabriano)L’importanza e la fama raggiunte dal principale prodotto fabrianese risultano anche dallo Statuto comunale del 1436 che, per comprensibili motivi di "utilità pubblica", vieta a chiunque di erigere in un raggio di 50 miglia fà Fabriano edifici per fabbricare carta e di insegnare i segreti dell’arte a chi non risiede nel territorio del Comune, sotto pena del pagamento di 50 ducati.Qualche anno più tardi la proibizione è riconfermata con pene più pesanti per i trasgressori, ai quali si minaccia di venire considerati “ribelli” e quindi banditi dalla città con la conseguente confisca dei beni. La cura con cui la magistratura locale protegge l’arte e i suoi segreti è evidente in un documento del 1445, quando i priori del Comune, preoccupati che con la morte del maestro Piero di Stefano, unico artigiano che esercita l’arte del "modularo" nella provincia della Marca, si spenga anche la sua professione, inducono l’anziano artigiano a promettere solennemente di insegnare l’arte a suo figlio o a qualsiasi allievo apprendista della sua bottega e di non costruire o riparare telai da usare fuori del distretto di Fabriano sotto pena di pagare una multa di 100 ducati. L’artiere specializzato nella costruzione dei telai di legno - denominato "modularo" - è una figura professionale di particolare importanza per la fabbricazione a mano dei fogli di carta. Lo strumento o utensile che esce dalle sue mani – detto forma o modulo – è costituito da un telaio di legno, sul quale è fissata una tela a maglie fitte, e da una cornice mobile o cascio, sempre di legno. La forma deve essere costruita in modo che , una volta immersa dal lavorente nel tino per prelevare la pasta da carta, possa, al momento della feltrazione, sopportare il carico di acqua e fibra senza subire deformazioni.

La rinascita economica sul finire del '700

La situazione muta completamente agli inizi del Settecento, quando le cartiere in attività si riducono a tre. Per i cartai il declino dell’arte è dovuto alla nuova gabella, imposta dalla Reverenda Camera Apostolica, che incide dai tre ai quindici paoli su ogni risma di carta esportata. In effetti la perdita di competitività dipende anche dal mancato aggiornamento delle tecniche di lavorazione concernenti l’imbiancamento, l’uso di incollaggi più dolci, il perfezionamento delle carte per la stampa e per il disegno, miglioramenti introdotti invece con successo dalle industrie francesi, tedesche, inglesi, olandesi, che riescono ad imporre sul mercato prodotti più qualificati e competitivi di quelli fabrianesi. Il declino dell’artigianato locale, accentuatosi nel corso del secolo, è sottolineato anche nelle relazioni dei vari visitatori apostolici inviati a Fabriano dal governo centrale per tentare di risanare l’economia e per riformare il sistema tributario. Sul finire del XXVIII secolo si avvertono i primi sintomi di ripresa e, nel 1786, per favorirla, monsignor Francesco Marazzani, governatore della città, dispone l’esenzione dei tributi per le attività manifatturiere a scapito del settore primario che viene colpito da ulteriori pesi fiscali. Nel 1796 tra le principali industrie si annoverano 6 cartiere con 148 operai, 10 concerie con 117 addetti, 2 fabriche di feltri con appena 12 unità lavorative; l’industria della lana una volta molto fiorente, sopravvive con 3 laboratori di calzette e 27 addetti. Nello stesso periodo gli abitanti del centro urbano sono 6033,quelli del contado 12143.

I MILIANI FABBRICANTI DI CARTA

Pietro MilianiLa ripresa del settore cartario a Fabriano è attribuita all' opera di Pietro Miliani (1744-1817) che, da modesto dipendente, diviene prima “conduttore” e poi proprietario di cartiere. Dalla associazione con Antonio Vallemani, nobile fabrianese, nasce nel 1782 la cartiera Miliani che in breve tempo raggiunge un alto grado di efficienza degli impianti e di sviluppo commerciale dovuto soprattutto alle capacità imprenditoriali del titolare, il quale con sicurezza e tenacia punta al miglioramento qualitativo del prodotto (carta da stampa, scrittura, disegno,incisione), affrontando ingenti spese per rinnovare l'attrezzatura degli opifici e usando i più moderni ritrovati tecnici per la fabbricazione della carta. E' proprio la sua diretta esperienza di provetto “cartaro”che gli consente ,dopo ripetuti tentativi ed esperimenti di produrre nel 1796, - unico in tutto lo Stato Pontificio – la carta di Francia detta anche velina per la sua uniforme trasparenza, pregiata per la stampa e particolarmente indicata per il disegno e l' incisione, apprezzatissima da famosi tipografi ed artisti, tra i quali, Bodoni, Rosaspina, Monghen. (anche il grande Aldo Manuzio, agli inizi del XVI secolo usa carta fabrianese). Ai Miliani si debbono le modifiche apportate allle forme per la fabbricazione di questo speciale tipo di carta a mano, innovazioni che successivamente vengono applicate in tutta Europa. Ottenuta l’affermazione del prodotto fabrianese e riconquistati i mercati italiani ed esteri, Pietro Miliani puo’ prendere in affitto la cartiera Mariotti di Fabriano e la Bezzi di Pioraco; inoltre può rendersi indipendente dalla società con il Vallemani ed acquistare la cartiera Serafini, sperando così, da vero precursore, di costituire un unico complesso industriale che riunisca le piccole imprese che operano nella sua città, sopra le quali emerge per fama e per volume di affari la sua ditta. Un disegno intelligente e ambizioso che verrà realizzato dai suoi discendenti Giuseppe e Giambattista . All' epoca ( 1782 ) in cui Pietro Miliani stipula la convenzione di associazione con i Vallemani per la conduzione della cartiera, a Fabriano sono operanti altri 5 opfici che cessano l' attività o sono assorbiti dallo stesso complesso Miliani nel corso del XIX secolo. CARTIERA MARIOTTI – Presa in affitto dai Miliani nel 1791 è acquistata nel 1887 e collegata con la vicina cartieraVallemani – Miliani tramite un ponte. CARTIERA SORDINI – E' nominata soltanto verso la fine delXVIII secolo; probabilmente assorbita da altro complesso, se ne perdono le tracce. CARTIERA CAMPIONI - Nel 1824 risulta in piena attività con 13 operai e tre ragazzi, produce circa 53.000 libbre di carta che in parte esporta fuori dallo Stato Pontificio . Nel 1836 ha 12 operai e lavora con 2 tini, un cilindro e otto pile. Affittata dai Miliani, viene acquistata nel 1854 e trasformata successivamente da Giambattista in case popolari cedute in affitto, a canoni modesti, agli operai. CARTIERA FORNARI – Seconda per importanza dopo la “ Miliani “, è l’unica che resiste alla concorrenza della principale ditta fabrianese fino al 1902, quando viene rilevata da Giambattista Miliani. Nel 1824 impiega 29 operai tra i quali 9 ragazzi e produce oltre 71.000 libbre di carta di cui metà destinata all' esportazione.

Dal dopoguerra ad oggi

Il periodo più difficile attraversato dalle Cartiere Miliani nell'ultimo cinquantennio è senza dubbio quello che coincide con la caduta del fascismo, il successivo caos che investe il nostro Paese, l'occupazione tedesca dal settembre/43 al luglio/44, i borbandamenti che in questo periodo non risparmiano gli stabilimenti di Fabriano. Pur in una situazione di incertezza, di pericolo e precarietà, i due stabilimenti -centrale e succursale- di Fabriano, insieme a quelli di pioraco e Castelraimondo, continuano l'attività produttiva anche se contrassegnata da orari ridotti e frequenti fermate. Questa situazione permette ai lavoratori di sorvegliare gli impianti, segnalando alle autorità clandestine del CLN locale le intenzioni e i programmi di smantellamento o di distruzione del macchinario da parte delle truppe tedesche di occupazione. L'abilità dei dirigenti locali -rimasti accanto ai lavoratori per l'attività produttiva sia pure ridotta- consente di evitare il trasferimento degli impianti e la loro distruzione. Ciò è possibile solo entro certi limiti giacchè, ad esempio, prima di ritirarsi, i tedeschi fanno "saltare" l'impianto di Castelraimondo e le Centrali idroelettriche di S.Vittore di Genga e di S.Sebastiano di Pioraco. Quanto sia decisivo il ruolo dei lavoratori cartai con la loro presenza in fabbrica emerge in tutta la sua dimensione subito dopo la Liberazione (13 Luglio 1944). La parte notevole degli impianti risparmiata dalle distruzioni dei guastatori tedeschi e dei bombardamenti aerei consente, -in tempi assai limitati- di riprendere la produzione, assicurando il soddisfacimento delle esigenze urgenti dello Stato, alle prese coi giganteschi problemi della ricostruzione materiale e politica del paese. Con la stessa lena e la stessa determinazione che li animarono durante la breve ma intensa stagione della Resistenza, lo sforzo delle maestranze, si traduce in un impegno responsabile per riattivare gli impianti, riparandi i guasti prodotti dalla guerra, in un momento in cui è del tutto impossibile l'approvvigionamento di parti di macchine per sostituire quelle danneggiate. E' questo sforzo collettivo la condizione prima che garantisce la prosecuzione dell'attività delle Cartiere Miliani e quindi la sopravvivenza, dopo una parentesi di distruzioni che cancellò tante altre importanti strutture produttive. Oggi le Cartiere Miliani Fabriano sono parte del Gruppo Fedrigoni, subentrato al Poligrafico Zecca dello Stato nella proprietà.


 


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